Un pò di Storia dei Boscimani – di Raffaella Milandri

Dal 1961, il territorio del Kalahari coincide con il CGKR, Central Game Kalahari Reserve. Questo parco naturale, il secondo più grande al mondo, fu assegnato all’antico popolo dei Boscimani Gana, Gwi e Tsila, che ebbero così la possibilità di mantenere il proprio stile di vita e la propria cultura. Ma negli anni Ottanta, nella terra ancestrale dei Boscimani furono scoperti ricchi giacimenti di diamanti, subito adocchiati da colossi come la DeBeers, che -guarda caso- aveva già creato nel 1978 una partnership al 50% proprio con il Governo del Botswana. Gli introiti della società con De Beers costituiscono ben il 30% del PIL del Paese, e la partnership produce quasi un terzo delle entrate statali. Nel 2010, ad esempio, i proventi sulle miniere di diamanti fecero registrare un surplus di 22 milioni di dollari nelle casse del Governo del Botswana. Un motivo quantomai valido per non avere scrupoli nei confronti dei Boscimani, per i quali, a partire dal 1997, iniziò una vera odissea. Uomini, donne, bambini, anziani furono portati via con la forza dal deserto e caricati su camion, villaggi e scuole furono smantellati, chiusi i pozzi d’acqua. Dopo diverse deportazioni, oggi nella Central Game Kalahari Reserve sono rimaste poche centinaia di Boscimani, e diverse migliaia sono in campi di reinsediamento come New Xade. Negli anni ha avuto luogo una stupefacente persecuzione.

Nonostante appelli internazionali e interventi di ONG, e diverse vittorie ottenute in tribunale e in corte d’appello, la situazione dei Boscimani è  drammatica : mentre i pochi che vivono nel deserto lottano per sopravvivere e per restare nelle loro terre, le migliaia di Boscimani nei campi di reinsediamento, invece, sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità mentre aspettano che vengano riconosciuti i loro diritti umani. E Seretse Khama Ian Khama, Presidente del Botswana dal 2008, nel suo modo di gestire il ‘problema Boscimani’, probabilmente conta sul fatto che oggi non ci si stupisca più di nulla.

Ai Boscimani è stato proibito di cacciare per sopravvivere, e molti sono stati arrestati per bracconaggio nelle loro terre. Ma in riserve di caccia private, dietro l’angolo, ogni ricco cacciatore può togliersi lo sfizio di uccidere qualsiasi animale, incluse le specie protette: un safari di 10 giorni a caccia di leopardi costa circa 40.000 dollari. A caccia di leoni, un pò meno, anche “solo” 18.000 dollari.

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Caccia di Leoni del Kalahari

A fronte dei cacciatori di trofei, i Boscimani cacciano solo per sfamare le loro famiglie. Il Presidente del Botswana, Ian Khama, da gennaio 2014 ha proibito la caccia in tutto il Paese, eccetto che nelle riserve private, e ha predisposto un corpo di polizia con l’ordine di sparare per uccidere chiunque sia sorpreso a cacciare di frodo. Ma il popolo del Kalahari non si arrende, e ad agosto 2014, quattro cacciatori boscimani sono stati assolti dopo aver passato oltre due anni in prigione. Ai Boscimani è stato proibito di scavare nuovi pozzi d’acqua, e per molti è vietato l’accesso al deserto del Kalahari. Ma nel frattempo, a breve distanza dal villaggio di Mothomelo, è stato costruito un resort di lusso per turisti facoltosi, dotato ‘ovviamente’ di una grande piscina. Non solo il danno, ma anche la beffa.

La Corte Suprema del Botswana ha definito il caso dei Boscimani «una straziante storia di sofferenza e disperazione»; Maude Barlow , Water Advisor dell’ONU, ha detto: «E’ difficile immaginare un modo più crudele e disumano di trattare un popolo» ; e John Simpson della BBC ha chiamato il modo di agire del Governo « la pulizia etnica del Kalahari»

(riadattato da articolo di Raffaella Milandri su L’Indro)

 

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